Ricordati di essere felice

Dalla terrazza della sua casa, Giulia ammirava, con occhi socchiusi e un leggero sorriso sulle labbra

appena incurvate, gli ultimi scampoli di un fantastico tramonto sul Green Park.

La luce penetrava gli alberi, colorava i prati, trasformava, a poco a poco il paesaggio , ancora per pochi minuti,

per poi riposare e accumulare nuova forza vitale che avrebbe regalato al domani.

I lunghi capelli biondi mossi appena da un vento leggero di una primavera arrivata in anticipo quell’anno

a Dublino, incorniciavano il suo viso e un leggero brivido di piacere pervadeva il suo corpo snello.

Amava tutto di questa città, i luoghi, la sua gente multietnica, i suoi parchi, i suoi colori e questo cielo

oggi così azzurro che prepotente sfatava quella brutta idea che lo voleva sempre grigio.

Questa città aveva rigenerato la sua vita e le aveva fatto ritrovare

la serenità che aveva smarrito per strada, tanti anni prima.

Oggi, alla soglia dei suoi quarant’anni, poteva considerarsi una donna realizzata.

Il lavoro alla Casa Editrice occupava un grande spazio all’interno delle sue giornate ma a lei non importava.

Dopo i suoi lunghi studi in Italia, aveva cercato altrove per potersi realizzare trovando un impiego come revisore di testi,

un lavoro che la faceva sentire importante, responsabile di un settore che l’aveva affascinata sin da bambina.

Rientrando in casa sentì la necessità di una tisana calda che preparò con cura

per versarla poi nella tazza con i gattini neri che le aveva regalato Susan, la sua amica e collega.

Susan era simpaticissima, aveva un bel viso rotondo, grandi occhi scuri su una pelle diafana.

Era una grande trascinatrice, dispensatrice di consigli per tutti come i suoi grandi sorrisi e quegli abbracci improvvisi.

Un toccasana per Giulia.

Con lei aveva trovato subito un’intesa, una complicità anche lavorativa che la faceva stare bene.

Spesso, nel tempo libero, organizzavano delle gite nei dintorni della città e si divertivano da matte.

Seduta sul divano sfogliava distrattamente una brochure

che aveva preso dal bancone del bar dove, ogni mattina, si fermava a fare colazione.

Quasi tutta la prima pagina era occupata dall’immagine di una bellissima villa, quasi un castello

che in passato era appartenuta ad una nobile famiglia irlandese ed ora era diventata patrimonio nazionale.

Prati curatissimi e sterminati , attorno.

Sotto il ponte giapponese un laghetto rifletteva gli alti alberi.

Sembrava quasi di sentire il cinguettio degli uccellini!

Pensò di chiamare Susan per proporle di andarci quel fine settimana,

sapendo già in anticipo che avrebbe accettato entusiasta.

Nel prendere il telefono, scivolò per terra la corrispondenza e, nel raccoglierla,

la colpì una lettera, con l’indirizzo scritto a mano.

Arrivava dall’Italia.

La tenne in mano per un pò, rigirandola tra le dita tremanti.

Una sensazione di malessere la pervase.

Si alzò di scatto, la lanciò sul tavolino come se bruciasse.

La riprese, controllò nuovamente l’indirizzo sulla busta

ed ebbe la conferma che si trattava proprio del suo.

Sul retro, nulla.

La tazza con i gattini neri cercò di trattenere inutilmente un pò di calore.

“ Cara Giulia, so che sarà difficile per te comprendere perchè ho deciso di scriverti ora…

   Giulia, figlia mia…

Aveva sei anni, Giulia.

Nel giardino della zia Luvi preparava con amore la pappa per Pachi, il suo splendido meticcio color miele.

Aveva mischiato un pò di ghiaino, della terra fresca e qualche petalo di margherite.

Sembrava proprio buona, pensava sorridendo a Pachi che aspettava con fiducia,

scodinzolando, ignaro del supplizio che avrebbe dovuto subire a breve.

Dall’interno della casa arrivarono improvvise le voci alterate della zia Luvi e della mamma:

“ Lo capisci Luvi che per me è molto importante partire ora?

E’ la mia vita, sono le mie scelte, non posso farne a meno, devo farlo.

Ora!”

“ Ti sbagli, la tua vita è quella che hai qui, nella nostra città, con il tuo lavoro, con tua figlia!

Lo ricordi che hai una bambina? E’ stata questa la tua scelta!”

La voce della mamma si attenuò un pochino ma non fu abbastanza : “ No, non è stata una scelta ma un incidente di percorso…”

Giulia abbracciò Pachi e con le piccole mani gli lisciò il pelo morbido

e restò così fino a quando cominciò ad imbrunire.

Quella sera, a cena, la mamma e la zia si tennero il muso per tutto il tempo e non servì a niente che

Pachi continuasse a girare attorno al tavolo elemosinando pezzetti di cibo perchè questo fatto che le

faceva sempre tanto ridere, quella sera non funzionò.

Avrebbe voluto chiedere cosa fosse un “incidente di percorso” ma capì che non era la sera giusta.

L’avrebbe tentato domani.

La notte, nel sistemarla a letto, la mamma la baciò e con il suo grande sorriso

le disse questa cosa nuova: “Ricordati di essere felice”.

Lei annuì, e, ricambiando il sorriso pensò che lei lo era già, felice.

Fissando il muro bianco davanti a sè, Giulia ripiegò il foglio spiegazzato.

Restò così, come svuotata.

Aveva aspettato per anni di rivederla, sua madre, forse le sarebbe bastato anche solo sentirla

al telefono ma questo non era accaduto.

Mai.

Avrebbe voluto vederla applaudire e sorriderle orgogliosa alla rappresentazione di fine d’anno

in quinta elementare mentre recitava ne “Il castello incantato”.

Impersonava una fatina, deliziosa nell’abito di tulle rosa che le aveva cucito la zia.

Avrebbe voluto trovarla all’uscita dalla scuola mentre agitava la manina per dirle: sono qui, mamma.

Chi crede di essere questa donna per scomparire trentaquattro lunghissimi anni,

farsi i fottuti cavoli propri, riapparire con una stupida lettera e chiamarla “ figlia mia”.

Aveva letto da qualche parte che all’interno dell’esistenza di ogni essere vivente il caso non esiste,

tutto è ordinato, regolato dall’alto, ogni cosa che accade ha un senso, ma lei non aveva trovato un senso al suo abbandono.

Non sono tua figlia, pensava Giulia, io ho avuto una sola madre madre, e quella non sei tu.

Non lo voglio sapere perchè hai deciso di scrivermi ora.

Non mi importa.

Non sei tu quella del bacio della buonanotte, non sei tu quella delle notti accanto quando stavo male,

quella che mi ha asciugato le lacrime ogni volta che un ragazzo mi spezzava il cuore.

Che voleva questa estranea da lei?

Che riavvolgesse il nastro e dimenticasse il film?

Si era sempre sentita inadeguata, difettosa come un giocattolo costruito male.

Aveva vissuto con questo malessere per tanto tempo, sforzandosi di vedere il lato buono delle cose

anche se la vita che le era capitata addosso a volte la soffocava.

Improvvisamente un giorno decise di andare via.

Via da quella piccola città che aveva sempre sentito ostile.

Via da quella gente di provincia, da un oscurantismo imperante che catalogava le persone

in base alla famiglia di appartenenza, caricandola di colpe ereditate da chi l’aveva messa al mondo.

Zia Luvi l’aveva sempre protetta dalle cattiverie della gente

e proprio per questo anche lei frequentava pochissime amiche.

Trasalì allo squillo del telefono.

Sul display vide che era Susan a chiamarla.

“ Giulia, tesoro, abbiamo avuto un invito stre-pi-to-so! La ricordi Mary, quella dell’amministrazione?

Ecco: suo cugino è appena rientrato dall’Australia con amici e organizza domani un barbecue

nella sua casa di campagna, possiamo stare tutto il week-end! Ah, dimenticavo: porta il costume, c’è la piscina!

Non è meraviglioso? Passo a prenderti alle dieci. Kiss!”

Travolgente Susan che strappa  sorrisi ai sassi.

Adorabile Susan.

Non aveva avuto il tempo di risponderle pensò sorridendo.

Guardò la lettera stropicciata sul divano.

Forse avrebbe terminato di leggerla.

Forse.

Domani.

 

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9 risposte a "Ricordati di essere felice"

  1. Cara Lucia durante quest’ultima lettura ho avvertito uno strano turbamento che mi ha coinvolta dall’inizio alla fine come se mi trovassi dentro il tuo racconto così tanto drammatico.
    Non so se ciò fosse il tuo intento tuttavia ci sei riuscita. Il tuo è forse un atto di generosità verso tutti noi?
    Ti auguro tanta felicità

    Piace a 1 persona

  2. Vale la pena Cara Lucia aspettarti tanto tempo per leggerti anche se questa storia e terribilmente struggente e attuale.

    Ricordati di essere felice forse avrebbe dovuto dire come Jacques Prévert …Non fosse altro che per dare il buon esempio!

    Essere rifiutati è una ferita insanabile anche io non so sì avrei finito di leggere quella lettera.

    Ti abbraccio forte forte Buonanotte o buongiorno!

    Shera 🦋🌷🦋🌷🦋🌷🦋🌷💓💓💓

    Piace a 1 persona

    1. Grazie, cara Shera ! Ti ringrazio per essere presente anche ai miei tempi lunghi 🙂
      Hai ragione: essere rifiutata è stato terribile per Giulia… chissà se deciderà di riprendere in mano quella lettera…
      un abbraccio a te e un bacino sul musetto a Sally ❤

      Mi piace

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