Ho sempre avuto paura del buio

fasci-di-luceEra una vecchia casa quella in cui trascorrevamo le vacanze estive.

Una casa costruita chissà quando, con dei mattoni di fango e paglia, come quella di uno dei tre porcellini

come ci diceva la mamma ridendo.

Era la casa della nonna, ma lei non c’era più ormai da tanti anni.

Il babbo aveva deciso di farla buttare giù per costruirne una più moderna ed accogliente.

Lì avrebbe voluto trascorrere la sua vecchiaia, come diceva sempre, quando sarebbe andato in pensione.

Quella casa aveva un fascino antico e segreto e custodiva ricordi che solo la mamma conosceva.

“Ma dove sono quei vecchi giornalini dello zio di cui ci avevi parlato, mamma?”

” Nella vecchia casa della nonna”.

” Prendiamoli, dai!”

“No, ora è buio, lo faremo domani.”

” Noooo…ora, ti prego.” piagnucolammo noi con la futile urgenza del nulla…

La mamma si arrese e, accendendo una piccola candela, si avviò verso la stanza che si apriva sul giardino.

Noi bambini le stavamo incollati alla gonna e camminavamo piano nel piccolo spazio che ci separava dalla realizzazione del nostro desiderio.

I nostri occhi gioiosi e spaventati dalle nostre stesse ombre che ingigantivano alla luce della candela durante la

nostra piccola processione verso l’ignoto.

” Eccoli, li ho trovati! ” disse la mamma e subito la vedemmo sprofondare dentro il pavimento.

Noi bambine non capimmo subito l’accaduto ma le nostre urla trafissero il buio e ci abbracciammo disperate.

La mamma stava dentro un vecchio pozzo, aggrappata disperatamente al nulla, lottando con sé stessa per non svenire.

Era incinta del nostro fratellino.

” Non è nulla…” sussurrò…” Non è nulla…chiamate la zia”.

Chiuse gli occhi.

Disperate e terrorizzate corremmo sulla strada a chiamare la zia e bussammo alla sua porta finche le nocche

non ci fecero male.

” Si è rotta la terra!!! Zia !!! Si è rotta la terra!!!”

La zia Angela aiutò la mamma , ci preparò del latte, accarezzandoci una per una e ci mise a letto con un bacio.

L’indomani c’era il sole, era tornato il babbo e nessuno parlò mai più dell’accaduto.

Quello stesso anno fu quello della mia prima elementare.

La signorina Lilli, la nostra maestra, era veramente carina.

Odorava di buono.

Aveva i capelli raccolti sulla nuca, gli occhiali sul naso ed una bocca colorata di un rosso che abbagliava.

Ci si doveva alzare in piedi, presentarsi e comunicare il nome dei componenti della nostra famiglia.

“Bene” cinguettò la signorina Lilli indicandomi.

” Buongiorno, io sono Lisa, ho due sorelle, Anna e Paola ed il babbo si chiama Pietro.

E la mamma è morta.”

Dissi  questo tutto d’un fiato e poi mi risedetti al mio posto con il sorriso compiaciuto di chi aveva fatto tutto per bene.

Ecco, ora sarebbe toccato ad un’altra bambina.

Ci fu un silenzio terribile.

La signorina Lilli non sorrideva più.

Sbiancò in viso.

Tolse gli occhiali e li ripulì con il bordo della camicetta.

Si poggiò alla cattedra e stringendosi le mani tentò di riprendersi.

Sorridendo di un sorriso strano mi si avvicinò e tendendomi una mano disse: ” Vieni Lisa, vieni con me.”

Percorremmo un lungo corridoio fino ad arrivare ad una stanza molto bella dove si trovava una signora gentile.

Anche lei odorava di buono.

La direttrice mi fece sedere sulla sua bella sedia con le ruote che mi piacque tanto.

Parlò un pochino con la signorina Lilli che poi ci salutò per tornare alla sua classe.

Mi piaceva molto questa scuola, tutti avevano un grande interesse per me.

Poco dopo arrivarono anche i miei genitori spaventatissimi.

Io ero felice che anche loro vedessero quanto era bella questa scuola

con le signore gentili, con tante cose belle dentro e soprattutto me seduta sulla sedia con le ruote.

La direttrice indicò la mamma chiedendomi: ” Lisa mi dici chi è questa signora?”

“La mamma!” risposi pronta.

“Bene…” sorrise…

” Come mai ci hai detto che era morta?”

” Ma era morta! Quando si è rotta la terra!”

Tornammo a casa, quella mattina,  io nel mezzo alla mamma ed al babbo che mi tenevano per mano.

Quel giorno fui molto felice.

Non parlammo mai più nemmeno di questo.

Era questa la risoluzione delle cose, tra noi.

Il silenzio.

Ci sono cose, nella vita, che riemergono quando meno te lo aspetti.

Questa è una di quelle.

Dopo tanti anni, mi ritrovo qui, da sola in questa casa vuota.

Tra queste mura levo la maschera e mi riconosco.

Una piccola stupida inutile Lisa.

Che si scava dentro con gli scalpitii di un purosangue infelice.

Che mi morde dentro.

Che mi lascia sfinita su un cuscino di sogni, davanti ad un mondo alieno.

Dove ritrovo una piccola Lisa felice.

Sogni lasciati in un angolo ad aspettare un nuovo istante.

Per risorgere ancora.

Fasci di luce avvolgente.

Come inebriante compagnia.

Prima che il buio della notte li riavvolga.

Prima che il buio mi faccia ancora paura.

Ogni attimo sarà unico e irripetibile.

Ogni istante sarà sollievo.

Dalla gravità della vita.

E piange il cielo.

E il cuore.

E l’anima.

 

 

 

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13 thoughts on “Ho sempre avuto paura del buio

    1. Ti ringrazio molto, mi piace il tuo commento dettato da un animo sensibile, toccato nel profondo.
      Le mie storie nascono da sole, da racconti di qualcuno, da persone che hanno conosciuto baratri
      e, a volte ne sono state tirate fuori…io racconto vite che però non mi appartengono.
      E non ho meriti, per questo.
      Grazie mille per il tuo abbraccio che provvederò a consegnare a chi spetta…
      Un abbraccio a te. 🙂

      Liked by 1 persona

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