E così sia

suor-okok-copia1Lo scompartimento del treno era semivuoto in quella tiepida mattina di fine estate.

Aveva preso posto vicino al finestrino perché potesse guardare fuori per bene quel paesaggio che si lasciava indietro.

Molte cose nella vita capitano una volta e poi basta.

Fanno parte del tuo cammino in un percorso breve o lungo ma alcune ti si appiccicano addosso e non le scordi più.

Le lasci andare a malincuore perché sai che per qualche arcano motivo non faranno più parte di te.

Sul sedile di fronte arriva una donna con un bambino.

La donna sistema una piccola borsa sullo spazio libero accanto a sé, le sorride un buongiorno e riavvia i capelli al bimbo, facendolo sedere.

Il bimbo la guarda incuriosita e si accovaccia per bene accanto alla sua mamma, percorrendola da capo a piedi con quel silenzioso sguardo scrutatore che solo i bambini sanno fare.

Occhi grandi, curiosi, timidi, impacciati. Suor Anna gli sorride pensando che forse non gli era mai capitato di vedere una suora da così vicino.

Il treno prosegue veloce la sua corsa facendo sfilare ai lati pennellate di cielo, di alberi, di campi coltivati giallo oro.

Rallenta in  prossimità di una piccola stazione. Persone che scendono, incontrano, salutano si abbracciano.

Persone che salgono verso un futuro che sarà.

Lo sguardo di Anna si perse alla vista di  un pascolo che a poco a poco diventava più chiaro.

Si intenerì ad un ricordo da bambina.

Alla fattoria c’erano tanti animali e lei ed i suoi fratelli avevano adottato dei cuccioli.

C’era chi aveva deciso per un agnellino, chi per un coniglietto, chi per un cagnolino.

Lei aveva scelto un vitello.

Biagino.

Bianco con le macchiette marroni e caffelatte.

Era bellissimo e tenero e accettava senza protestare i suoi bacini e le carezze.

Impossibile non amarti, Biagino.

I suoi fratelli l’avevano derisa per anni per la sua scelta bizzarra.

Le sue scelte si rivelavano sempre sbagliate per la sua famiglia.

Una figlia fuori dal coro, lei.

Una nota stonata nella serenità di una vita familiare.

Aveva comunicato ai suoi di volere entrare in convento facendo scoppiare il finimondo in casa.

Al termine delle sue motivazioni che avevano lasciato tutti allibiti, il suo papà si era alzato dalla sedia, furioso,

con gli occhi sgranati e le venuzze rosso sangue.

” Ti chiederò ancora, Anna…è questo quello che vuoi? Davverooooooo?!

” Si, è questo”

Lui girò su se stesso, battendo le mani sulla tavola, facendo sobbalzare il cuore della mamma e l’alzatina con la frutta tirata a lucido sotto il centrino lavorato all’uncinetto.

” Ho una figlia stupida! Stupida! Stupida!” tuonò il suo vocione, andando via dalla cucina e risonando per tutta la casa, lasciando dietro di sé un groviglio di silenzi.

Le labbra della mamma biascicarono un sommesso “…e così sia…”

Il treno riprese la sua corsa e da lì a poco  entrò in galleria.

Per un attimo fu il buio totale, quello che fece riemergere la sua puerile paura del buio, poi la luce fioca e di nuovo l’esplosione dei colori della vita fuori, rimisero tutto al posto giusto.

Il posto giusto per lei era stata la casa famiglia, ad occuparsi delle sue bimbe.

Si alzava presto al mattino, recitava le sue preghiere e correva su a svegliarle.

Apriva le finestre inondando la stanza di canti e di  gioia, e le bimbe, come farfalle multicolori saltando giù dai letti

completavano la grandezza di una nuova giornata.

Lei era felice, glielo si leggeva negli occhi.

Grazie, Signore.

La recita di Natale aveva elettrizzato gli animi ed  era ormai vicina.

Tutti i pomeriggi fervevano i preparativi e, per l’occasione, alcuni genitori

collaboravano alla preparazione delle scenografie, delle musiche, dei canti natalizi.

Che riscaldavano i cuori.

Tutti.

Anche quelli più reticenti.

Andrea suonava la chitarra.

Arrivava attorno alle diciassette, ogni pomeriggio, con suo incedere dinoccolato, i capelli a sfiorare le spalle,

occhi scuri e spavaldi, chitarra al collo e figlio per mano.

Suor Anna attendeva tutti i giorni quei pomeriggi e desiderava che il tempo si dilatasse perché aveva capito che

amare il Signore non significava precludersi altro, isolarsi, creare un  limite, innalzare una barriera invalicabile se non da pochi eletti.

Nessuno ha la proprietà assoluta dell’amore.

L’amore è nell’aria, nei cuori, nelle menti, nelle parole, nei sorrisi, nei fiori, negli alberi, l’amore è ovunque.

Dalla finestrella del suo studio,  gli occhi di  suor Teresa, la madre superiora,  avevano capito senza bisogno d’altro.

Tra poco tempo sarebbe arrivata in una nuova città, avrebbe conosciuto nuove persone, avrebbe ubbidito come aveva sempre fatto.

Una lacrima le scivolò sulle guance, l’asciugò rapidamente e sorrise al bimbo del sedile di fronte a cui non era sfuggito

nulla.

Era stato solo un attimo.

Lei era una suora.

E le suore sono tutte felici.

E così sia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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8 thoughts on “E così sia

    1. Credo che nessun essere umano aldilà del suo professare, qualunque sia,
      debba essere privato -a volte in modo coercitivo- della libertà di vivere
      la propria vita. ritengo sia una forzatura determinata da dogmatismi che
      non hanno mai avuto ragione di esistere…Un abbraccio.
      (sono agnostica anch’io):-)

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  1. Sai Lucia ho immaginato di essere seduto su quel treno insieme a Suor Anna così da poter percepire le stesse emozioni che hai descritto, convinto più che mai che l’amore è ovunque.
    Grazie per avermi dato questa opportunità.
    Luciano

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