Una sera di marzo

..eri così..piccolo
..eri così..piccolo

Sei tu che hai trovato me.
Una sera di marzo.
Faceva freddo e c’era un vento terribile.
Quello che porta via le cose.
Quello che ha portato via lei.
Quella sera di marzo, fredda e grigia.
Quella sera avevo deciso di farle una sorpresa: volevo fare qualcosa di speciale
per lei…
Aveva sempre detto che io ero così….prevedibile.
Forse è vero, sono proprio così…prevedibile.
Ma non era semplice, per me essere speciale.
Lei voleva che io fossi…speciale.
Che cosa è…” speciale”…che cosa è “particolare”…
Arrivava la primavera e sarebbe stato bello passeggiare con lei nel verde, con i primi fiori appena risvegliati…
Ma poi è arrivato quell’sms…con una faccina triste…(lei adorava quelle faccine…)
Potrebbe essere interessante analizzarne anche il perché…
Poche parole senza emoticon sorridenti …” ciao, con te non sono felice, vado”
Ma…parlare nooooo? Troppo difficile. Significa coinvolgere le emozioni, quelle vere, quelle che ti escono da dentro e non hanno paura di essere fraintese.
Troppo difficile.
E’ meglio inviare uno stronzo di emoticon che si rattrista, ma poi sorride, piange un po’, suda, è preoccupato, ti bacia, è assonnato, è innamorato.
Parlami, dimmi che sei felice.
Parlami, dimmi che sei incazzata.
Parlami.
Parlami.
Parlami.
Mi hai trovato quella sera di marzo tu, piccolo mostriciattolo peloso e mi hai detto: miao.
Percorrevo la mia solita strada che mi porta lì, dove devo andare…(so che sta li ora… so che devo vederla ogni mattina…non resisto a questa cosa meschina…)
Eri così…piccolo.
Mi hai guardato con i tuoi grandi occhi e sei corso verso di me. Mi hai detto : “miaoo” ed è stato un “miaoo” bellissimo, che nessuno mi aveva detto mai.
Ti avrei risposto anch’io “miaoo” se non mi fossi ricordato di essere un umano e, con tutte quelle persone attorno a me, mi sarei sentito un po’ in imbarazzo.
Ma ti ho sorriso.
E tu hai fatto un “miaoooooooo” con molte più “o”.
E doveva finire lì.
Lo penso ogni giorno, quando rientro a casa
e ti trovo appisolato sulla parte sinistra del divano. Quella che preferiva lei.
Sono così felice di trovarti qui.
Senti: ho imparato anche a dire ” miaoooooo ” .
Ti è andata bene.
Hai trovato me.
Non lei.
Forse ti avrebbe amato.
Ma solo per un po’.

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2 thoughts on “Una sera di marzo

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