Piccola storia semplice

La casa di zia Tati....
L’odore di buono

La casa di zia Tati stava alla periferia del paese. Con tantissima campagna attorno.
Noi abitavamo in città e quando i miei ci accompagnavano da lei, per noi bambini era una festa indescrivibile.
Nella sua casa c’erano tante cose diverse dalle nostre e scoprirle era per noi come fare una caccia al tesoro.
L’odore di buono, quello delle case di campagna, quello che si sentiva solo in quei luoghi ci restava addosso e si godeva di tutto, anche delle piccole cose.
Arrivavamo dalla zia la domenica pomeriggio e lei doveva avere una percezione particolare perché ci aspettava sempre sulla porta d’ingresso.
Rotolavamo fuori dall’auto di papà e per qualche ora riempivamo la sua vita di risate e urletti di gioia come solo i bambini sanno fare.
Dall’ingresso si attraversava la sala da pranzo che si chiamava così ma non veniva mai utilizzata per tale scopo… Quella sala esisteva solo per assolvere alla funzione di una grande scatola contenente silenziose e preziose reliquie…ti metteva quasi in soggezione…
C’era Stella, una cagnetta bionda con un ciuffo bianco sul musetto, di una razza indefinibile.
Per noi era bellissima.
Monachina, la gatta, chiamata così perché aveva il pelo bianco e nero ci rivolgeva una sguardo pigro e riprendeva a stiracchiarsi al sole.
E poi le galline.
Ho sempre avuto paura delle galline.
Quando entravo nel pollaio con la zia Tati, le stavo dietro, attaccata alla sua gonna, lasciandomi trascinare da lei e voltandomi continuamente in tutte le direzioni per la paura di essere beccata improvvisamente sulle gambe da quegli animaletti che razzolavano attorno indifferenti.
“Apri le manine, tieni queste, Gioia !”
Poggiava sulle mie mani delle uova ancora tiepide con attaccati filini di paglia appartenenti al loro lettino.
I coniglietti li adoravo, erano così teneri, così carini…ma non riuscivo mai ad accarezzarli perché quando infilavo le mani tra i quadratini delle gabbiette loro fuggivano in fondo in fondo ed il mio braccio era troppo piccolo per arrivarci… E poi c’era lei, Lilla, il mio grande amore.
Lo zio rientrava dalla campagna con il suo carretto e apriva il grandissimo cigolante portone di legno accompagnando le sue “manovre d’ingresso” con amorevoli incitazioni a Lilla, una splendida cavalla marrone.
Per noi bambini in quel momento, il mondo si fermava.
Stavamo seduti sul loggiato affascinati dalla sua maestosità.
Era bellissima.
Quante volte avremmo voluto accarezzarla, coccolarla, ma lo zio ci diceva che no, non si poteva perché Lilla era stanca, aveva lavorato tanto, doveva riposare. Allora stavamo in silenzio mentre la accompagnava nella stalla e le dava da mangiare, da bere, le asciugava il manto e, giurerei di averlo visto, una volta darle un bacino.
Buonanotte, Lilla.
Sono trascorsi tanti anni.
Gli zii non ci sono più.
I miei cugini hanno trasformato completamente quella casa.
A volte, socchiudendo gli occhi mi pare di rivederli tutti.
Zia Tati che ci sorride e ci aspetta sulla porta, Stella che scodinzola attorno festosa, Monachina che fa le fusa stiracchiando le sue zampette bianche e nere, le galline, i coniglietti, Lo zio che rientra stanco e con l’odore di campagna addosso.
Lilla che va a dormire.
Quanto vi ho amato.
Tutti.

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