Francesca

Un mattino
Ho bisogno del prato, al mattino…

Questa mattina sono molto  energica , a volte mi succede.

Sai quelle volte che ti alzi e sei già felice?

E non sai perchè.

Ma va bene così.

D’altronde, a che serve chiederselo?

Sei felice e basta.

Vivo in una piccola casa in periferia, che ho arredato con amore, così, lentamente,

con tanta cura,  come avevo sempre desiderato.

Davanti al parcheggio ho un fazzoletto di prato.

Che adoro.

Ho bisogno del prato, al mattino.

Il verde è il colore che amo di più.  Mi  da serenità.

Ho un lavoro che amo.

E sono felice.

Va bene così.

Quindi, ho preso tutto?  Vado sempre di fretta, al mattino.

Borsa, giacca, chiavi…ah ! …. spazzatura !

Corri, dai, Francesca!

Fuori c’è uno  splendido sole.

Sarà una bellissima giornata, lo sento.

Apro il cassonetto e butto via il sacchetto.

Il cassonetto ha fatto un rumore strano…lo riapro e sento un mugolio…

non ci posso credere, hanno buttato via un gattino…penso, sconcertata…

C’è una scatola, sai di quelle dove metti via le cose a seconda delle stagioni.

Ascolto ancora, c’è proprio un gattino.

Non arrivo a prendere questa maledetta scatola, torno a casa pensando:

maledetti, che vi possa prendere un accidenti, come cavolo fate a fare questo,

come fate…ma che esseri siete?

con lo sgabello della cucina ora mi sporgo e tiro su la scatola, la apro e mi manca il

respiro.

Nella scatola c’è un bambino.

Black out.

Ho bisogno di capire quello che vedo.

E’ proprio un bambino.

Chi cazzo può avere fatto questo….è vivo.

Lo avvolgo tra le braccia e corro a casa.

La mia mente si rifiuta di capire.

Ho tra le braccia questo piccolo corpicino e, mentre lo scopro, mi accorgo che è

una bambina, ancora sporca, bellissima, non so che fare, lei piange.

E’ un pianto piccolo, silenzioso, dolorosamente vitale.

Non so che fare.

Chiamo Marta, le dico che oggi tardo un pochino, sai un imprevisto.

Un imprevisto.

Si.  Mi è capitata in mano una vita.

Come quella che avevo buttato via, tanti anni fa, quando lui aveva detto: è un

tuo problema, risolvilo.

L’ho risolto.

Da sola.

Sfracellandomi l’anima.

Distruggendo me stessa, in un infinito dolore che ancora riemerge, mi attanaglia.

E ad ogni piccolo ricordo diventa un gigante, sommergendomi nel letame di me

stessa per non avere avuto il coraggio di amarti prima di conoscerti.

Ho avuto paura.

Di non avere la capacità di farti venire al mondo , di non avere nessuno che mi

potesse aiutare ad occuparmi anche di  te,

e di me.

E di qualcuno che avesse avuto il coraggio di amare entrambi.

La bimba è bellissima.

Minuscola.

Ora non piange, ha socchiuso gli occhi e pare che dorma.

La tengo stretta al mio seno, non la lascio più.

Un assurdo pensiero si insinua in me.

Potrebbe essere la bimba che non ho  avuto.

Potrebbe essere nata altrove.

Molte mamme lo fanno.

Potrei dire che è figlia di mia sorella, che lei sta male, che la bimba starà con me

per un pò.

D’altronde in questa città io non conosco nessuno.

Poi ci penserò.

Ora è troppo difficile, per me.

Accarezzo piano il suo piccolo viso, amore mio, chi può averti fatto questo?

Devo portarla in ospedale , ha bisogno  di aiuto….no compro del latte in

farmacia…ma io non so, non so come si fa…ma potrei riuscire…io la amo già…

la sua mamma l’ha buttata via….io la salverò.

Ho un esserino tra le braccia, l’ho trovata in un cassonetto, cosa sto aspettando?

Devo portarla in ospedale.

Si devo portarla in ospedale.

La avvolgo in una pashmina ed esco.

Ora mi è presa una paura folle.

Che i miei assurdi pensieri possano avere violato i suoi istanti, sono più

colpevovole di chi l’ha abbandonata.

Chi sono io per decidere della sua vita, per annullare le sue parole, le sue corse, la

sua vita?

Riemerge il mio fottuto egoismo.

E’ una lotta contro il tempo.

Corri, Francesca, corri.

Arrivo trafelata   al Pronto Soccorso.

Non riconosco la mia voce quando dico: l’ho trovata in un cassonetto…..

Un’infermiera la prende al volo e sparisce.

Sento un dolore fisico mentre mi butto su una sedia rotta.

Così come mi sento.

Rotta, nel cuore e nell’anima.

La vita non ti da crediti esigibili.

Chi cazzo sei per essere convinta di averne il  diritto.

La vita non ti da l’opportunità di rientrare nei tuoi errori per permetterti di

rettificarli.

Non rettifichi nulla.

Hai vissuto.

E quello è stato . Hai avuto l’opportunità di fare.

E quello hai fatto.

Ora, tra la nebbia dei miei occhi, mi sorride un’infermiera: la bimba ce la farà.

Grazie.

Il mondo ha bisogno di persone come lei.

Piango, senza ritegno, quando mi dice che la chiameranno Francesca.

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